Tra mail, telefonate, altre mail e ancora telefonate, reply e
inoltra le ore di lavoro, passo dopo passo, si sommano. E sicuramente prenotare
una trasferta non rappresenta (non dovrebbe rappresentare, per lo meno) la
principale attività lavorativa
né di un impiegato, né di un manager, né di un assistente, né del business traveller stesso. Così come
non deve essere il core business di alcuno – con particolare riferimento agli
executive – passare del tempo su internet nella speranza di trovare condizioni
migliorative rispetto ai professionisti del settore. Eppure...
Già, eppure
tutto questo accade come se l’equazione tempo uguale denaro appartenesse a
un’altra dimensione.
I consulenti del mondo travel spiegano che oggi in un’azienda,
anche strutturata, che abbia dei processi di prenotazione dei viaggi di tipo
manuale, questi si possono ridurre da un minimo del sessanta fino a un massimo
di quasi l’ottanta per cento grazie all’automazione dei processi stessi. E lo
scenario, rispetto ai costi indiretti, stigmatizza un’ulteriore frammentazione
tra quelli nascosti e altri ineluttabilmente “inutili”.
Come ovviare alla “perdita di tempo”? Per le Pmi, la risposta è
quasi priva di controindicazioni: un self booking tool.
Come TravelPlus, per esempio, la cui portata spazia dai voli
agli hotel, dall’autonoleggio ai treni e a una nota spese integrata.
Dubbi? Provate a fare due calcoli sulla base dei costi orari
delle risorse che in azienda vengono dedicate al travel. E poi confrontateli
con questa piattaforma semplificata. I risultati saranno sorprendenti.
